Cos'è il Burnout?
Burnout è una parola usata spesso, ma troppo poco compresa. Molti credono che il burnout sia solo una forma di stanchezza. Ma non è così. Il burnout si manifesta come un esaurimento profondo, prolungato e multidimensionale, che coinvolge corpo, mente ed emozioni. Questo capitolo ti aiuterà a comprenderne la natura complessa e spesso invisibile, riconoscendo i primi segnali e le dinamiche che lo alimentano.
Il termine “Burnout”, coniato da Herbert Freudenberger nel 1974, psicologo statunitense di origine tedesca, descrive una sindrome psicofisica complessa caratterizzata da esaurimento emotivo, depersonalizzazione e ridotta realizzazione personale, prevalentemente in contesti lavorativi ad alta esposizione relazionale (Freudenberger, 1974; Maslach & Jackson, 1981). Fredudenberger è stato uno dei primi scienziati a descrivere i sintomi di esaurimento professionale.
Il burnout è una vera e propria sindrome riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, una condizione psicofisica che si manifesta quando l’impegno, la responsabilità e la dedizione superano di gran lunga le risorse interiori della persona. Non avviene tutto in un giorno. È un logoramento progressivo, che erode energia, motivazione e senso di efficacia personale, fino a svuotarti. Un fenomeno sempre più diffuso nel mondo e anche in Italia
Teoria del Burnout
Il termine “Burnout”, è stato coniato da Herbert Freudenberger nel 1974, psicologo statunitense di origine tedesca per descrivere una sindrome complessa. Nel 1981, considerati il riferimento internazionale per lo studio del burnout. Maslach e Jackson descrivono il burnout come un processo tridimensionale, simile a una candela che si consuma su tre fronti:
- Esaurimento emotivo: sensazione di essere svuotati e privi di energie. È la fiamma che brucia troppo in fretta, consumando ogni riserva di energia emotiva.
- Depersonalizzazione: atteggiamento distaccato e cinico verso i colleghi. È come uno strato di cera fredda che si forma intorno al cuore, creando distanza e freddezza verso le persone.
- Ridotta realizzazione personale: percezione di inefficacia e insoddisfazione professionale. La bassa realizzazione personale è lo stoppino che si accorcia, spegnendo il senso di competenza e significato.
Dal punto di vista psicologico, queste dimensioni si alimentano reciprocamente: la fatica cronica genera distacco emotivo e, senza gratificazione, il lavoro perde valore. Solo intervenendo su tutti e tre gli aspetti si può spegnere l’incendio interiore e riaccendere la motivazione autentica.
| Sintomi mentali e cognitivi | Sintomi comportamentali e relazionali | Sintomi fisici |
|---|---|---|
| Difficoltà di concentrazione e memoria | Ritiro sociale, perdita di interesse nelle attività extra lavorative | Affaticamento costante, anche dopo una notte intera di sonno |
| Perdita di motivazione e senso del significato | Abuso di sostanze (alcol, ansiolitici, caffeina in eccesso) | Mal di testa tensivi ricorrenti |
| Irritabilià e impazienza crescenti | Comportamenti compulsivi o di evitamento (scrlling del cellulare, shopping compulsivo | Disturbi gastrointestinali (colon irritabile, nause, acidità) |
| Pensieri negativi ricorrenti su sé stessi o sul lavoro | Aumento degli errori e calo della produttività | Insonnia o risvegli frequenti notturni |
| Sensazione di essere "fuori fase" o disconnessi | Tendenza a lavorare anche nei momenti di riposo (workaholism) | Aumento della frequenza cardiaca o senso di oppressione toracica |
Approccio multidimensionale
L’approccio multidimensionale considera il burnout non come un singolo sintomo, ma come un fenomeno complesso che coinvolge esaurimento emotivo e ridotta realizzazione personale. È come un edificio con tre pilastri: se uno cede, l’intera struttura diventa instabile. Psicologicamente, l’esaurimento prosciuga l’energia vitale, il cinismo allontana dalle relazioni di lavoro e la sensazione di inefficacia erode l’autostima. Queste dimensioni si alimentano a vicenda in un circolo vizioso.
Solo riconoscendo la natura sfaccettata del burnout è possibile intervenire in modo mirato, rinforzando ogni pilastro per ricostruire motivazione, coinvolgimento e benessere. L’approccio multidimensionale evidenzia come il burnout sia il risultato di una combinazione di fattori quali:
- Carichi di lavoro eccessivi
- Mancanza di risorse e supporto
- Pressioni sociali e relazionali
- Relazioni conflittuali con colleghi
- Scarsa valorizzazione professionale
- Mancanza di riconoscimento economico
- Precarietà e ritmi insostenibili
- Assenza di supporto psicologico
Stress e Burnout sono due condizioni psicologiche spesso correlate, ma con caratteristiche, cause e conseguenze distinte. Lo stress cronico quando si prolunga nel tempo senza momenti di recupero, il corpo e la mente entrano in una condizione di allerta costante, i livelli di cortisolo si alterano, il sistema immunitario si indebolisce, la qualità del sonno peggiora. In questo caso porta dano alla salute fisica, mentale e psicologica dell’individuo. Il burnout è conseguenza dello stress cronico.
| ASPETTO | STRESS | BURNOUT |
|---|---|---|
| Origine | Qualsiasi ambito della vita | Predominantemente nell'ambito lavorativo / professionale |
| Durata | Temporaneo o cronico | Sempre cronico, sviluppato nel tempo |
| Sintomi | Ansia, irritabilità, sintomi fisici, difficoltà di concentrazione | Esaurimento emotivo, cinismo, ineficacia lavorativa |
| Effetti | Può essere positivo o negativo | Sempre negativo, compromette benessere e produttività |
| Risoluzione | Spesso basta il riposo o la rimozione della fonte di stress | Richiede interventi più strutturati e supporto psicologico |
L’effetto “rana bollita” e la normalizzazione della fatica
Il filosofo statunitense Noam Chomsky utilizzò la metafora della rana bollita per descrivere i processi sociali graduali che, se non riconosciuti, portano alla distruzione. Se una rana viene immersa in acqua bollente, salta fuori immediatamente. Ma se l’acqua viene riscaldata lentamente, la rana non si accorge del pericolo fino a morirne.
Il burnout funziona in modo analogo: l’adattamento progressivo alla fatica porta a normalizzare sintomi che, in un altro contesto, verrebbero riconosciuti come allarmanti. La cultura della performance, l’identificazione con il ruolo professionale e la paura del fallimento alimentano questo processo.
Perché ignoriamo i sintomi -
La trappola del “Non posso mollare”
Non si arriva al burnout solo per colpa del carico di lavoro. Ci sono fattori individuali, organizzativi e culturali che lo favoriscono di non ascoltare i segnali interiori.
- Pressione cronica
Scadenze irrealistiche, carenza di personale, responsabilità sempre crescenti. - Ambiguità di ruolo
Non sapere cosa ci si aspetta da te, dover coprire più ruoli contemporaneamente. Questo porta a confusione, frustrazione e senso di inefficacia. - Senso di colpa
Il suo senso di colpa deriva da una convinzione profonda: se non si sacrifica per gli altri, allora è egoista. - Mancanza di riconoscimento
Dare tanto senza ricevere feedback, stima, gratitudine,. L’ assenza di riconoscimento logora la motivazione e il senso di appartenenza. - Conflitti di valore
Lavorare in ambienti che vanno contro i tuoi ideali o essere costretto a fare cose che senti ingiuste o inutili. - Perfezionismo e ipercontrollo (iper-responsabilità)
Quando hai standard altissimi, fatichi a delegare, e senti di dover controllare tutto per sentirti al sicuro. - Meccanismo di difesa
Razionalizzazione, minimizzazione, scissione tra corpo e mente. Questi elementi, combinati nel tempo, spingono il sistema nervoso in allarme cronico, esaurendo le capacità di autoregolazione e di recupero.
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